Sonno e ritmi circadiani

I ritmi circadiani, che sono stati scoperti essere diversi fra gli uomini e le donne, influenza il ciclo sonno-veglia. Nello studio sono stati impegnati i ricercatori della Columbia University di New York e della McGill University di Montreal.

Lo studio sul sonno e sui ritmi circadiani è stato condotto prendendo in esame gli elettroencefalogrammi dei volontari che si sono offerti per la ricerca, che si è basata sull’analisi della durata del sonno e delle sue differenti fasi.

Lo studio del sonno è stato condotto sia in condizioni fisiologiche, sia in situazioni alterate, ad esempio forzando i volontari a svegliarsi ed imponendo loro un sonno frammentato, intervallato da un’ora di veglia e di attività.

Oltre alla durata del sonno ed alle sue fasi, lo studio ha preso in esame anche altri parametri fisiologici, ad esempio la temperatura corporea, il metabolismo della melatonina e di alcuni ormoni. Inoltre i ricercatori hanno cercato anche un possibile legame fra sonno e ciclo mestruale, facendo in modo che le volontarie riuscissero a coprire tutte le fasi del ciclo mestruale.

Dalla ricerca è emerso che vi è una forte correlazione fra la propensione ad addormentarsi e la temperatura corporea: il desiderio di dormire è massimo alla minima temperatura del corpo, mentre è minimo alla massima temperatura corporea. La prima differenza fra uomini e donne riguarda la velocità con cui varia la temperatura, la quale si abbassa molto più lentamente negli uomini quando si addormentano e decresce più velocemente nelle donne.

Un’altra interessante scoperta è che nella donna tutti i ritmi circadiani accelerano nella fase di addormentamento, con l’unica eccezione del rilascio di melatonina, la quale viene secreta alla stessa velocità in entrambi i sessi. L’aumento dei ritmi circadiani nelle donne potrebbe spiegare la maggiore incidenza di disturbi del sonno.

Un’ulteriore differenza fra uomini e donne riguarda il livello di vigilanza, che è stato scoperto essere durante il sonno maggiore negli uomini. Questo fattore potrebbe essere alla base della capacità degli uomini di sopportare con meno fatica i turni notturni.