La violenza sugli operatori sanitari è sfortunatamente un problema concreto nei diversi contesti di cura ed è una tematica che meriterebbe maggior attenzione. Talvolta si ritiene che la violenza si esplichi solo sottoforma di aggressione fisica, mentre nella realtà dei fatti sono molto più numerose le sfaccettature da prendere in considerazione.

La violenza nei confronti degli operatori sanitari si ha infatti anche quando il sanitario subisce minacce, insulti, molestie e più in generale si trova a doversi confrontare con comportamenti aggressivi e intimidatori.

I numeri della violenza sugli operatori sanitari

La letteratura scientifica si sta interessando sempre di più alla violenza sugli operatori sanitari. Cercando tra gli articoli scientifici si possono trovare diverse pubblicazioni interessanti che offrono una panoramica di questo tema e che consentono anche di farsi un’idea dei numeri.

Una pubblicazione interessante è la revisione sistematica realizzata da Jianxin Liu et al. e pubblicata con il titolo Prevalence of workplace violence against healthcare workers: a systematic review and meta-analysis. Da questa revisione sistematica (chi è interessato può approfondire qui) emerge che il 61,9% degli operatori sanitari ha subito almeno una forma di violenza sul lavoro prendendo in esame un arco temporale di un anno.

Un altro dato interessante che emerge da questa revisione sistematica è che la violenza non fisica è la più frequente. Il 42,5% degli operatori sanitari del campione preso in esame è stato infatti vittima di violenza non fisica, ad esempio molestie, atteggiamenti aggressivi da parte dei pazienti, minacce e insulti. La violenza fisica ha riguardato invece il 24,4% del campione.

Conseguenze della violenza contro gli operatori sanitari

Le conseguenze della violenza contro gli operatori sanitari non si esauriscono nell’episodio immediato. Ci torna utile ancora una volta la letteratura scientifica, la quale associa gli episodi di violenza a problematiche fisiche e psicologiche.

L’operatore sanitario vittima di violenza subisce infatti uno stress notevole, che può portare ad esempio a riduzione dell’autostima, a sintomi ansiosi e depressivi e nei casi più gravi al burnout. In merito allo stress, l’operatore sanitario non solo deve confrontarsi ogni giorno con ritmi elevati e numerose richieste che possono già determinare stress da lavoro, ma se vittima di violenza può avere un netto peggioramento della sua condizione complessiva.

Questi effetti non hanno un impatto solo sul singolo professionista, ma possono riflettersi anche sull’organizzazione sanitaria. La violenza sugli operatori sanitari si può infatti correlare a un aumento dell’assenteismo, del turnover del personale e dei costi legati alla sostituzione dei lavoratori. La violenza può inoltre ridurre la motivazione dei professionisti sanitari, determinando un peggioramento della qualità delle cure offerte, con possibili ripercussioni sui pazienti stessi.

Prevenire e segnalare gli episodi di violenza sanitaria

La prevenzione della violenza sugli operatori sanitari richiede un approccio organizzativo, non solo individuale. Le misure indicate dalla letteratura includono il riconoscimento precoce delle situazioni a rischio, il miglioramento dell’organizzazione del lavoro, la presenza di personale adeguato, la riduzione dei tempi di attesa e l’informazione chiara a pazienti e familiari.

Sono utili anche interventi di sicurezza ambientale, come illuminazione adeguata, sistemi di allarme, telecamere, procedure per l’accesso ai reparti e supporto del personale di sicurezza quando necessario. La formazione degli operatori sulla gestione dei conflitti e sulla de-escalation può contribuire a ridurre l’escalation delle situazioni critiche.

Va ricordata infine l’importanza di segnalare gli episodi di violenza, così che possano essere registrati e analizzati singolarmente. L’analisi dei singoli episodi e l’analisi dei numeri complessivi nei diversi contesti consente di effettuare dei confronti, di individuare le aree e gli operatori sanitari maggiormente a rischio e di valutare l’efficacia delle misure di prevenzione messe in atto.